Brunori Sas live alla Flog il 12 novembre

Qualche volta esistono artisti che riescono a trasmettere qualcosa di comune ed intimo, sotto forma di musica d’autore. E’ il caso di una delle più belle realtà artistiche nostrane: è il caso di Brunori Sas.

All’anagrafe Dario Brunori, un po’ per scherzo, un po’ per esperienze di vita: Brunori Sas. Personalità istrionica, artista poliedrico e raffinato. Come i testi ed il sound che ne caratterizzano la – seppur breve – carriera artistica.

L’occasione da non farsi scappare per vedere all’opera dal vivo il cantautore cosentino sarà sabato 12 novembre alla Flog (dalle 21.30). Un live che si preannuncia intenso e divertente, passionale e light. A tratti geniale.

Almeno così ci ha abituato(o viziato?) finora il musicista calabrese: dai suoi spensierati esordi di pochi anni fa, fino alla (in)aspettata vittoria del prestigiosissimo Premio Tenco nel 2010. Un colpo di fulmine. Sì, una crescita di popolarità artistica talmente improvvisa (e meritata) da ricordare l’amore travolgente di Pane e Tulipani. Dalla provincia più estrema e difficile, alla consacrazione-pop. Un fascino discreto ed irresistibile.

Come il collage sonoro impresso nel suo ultimo LP: Vol. 2 – Poveri Cristi. Difficile trovare – oggi – un cantautore che riesca a fondere magistralmente il meglio della storia della musica d’autore italiana, tessendo una tela sonora in bilico fra Battisti, Rino Gaetano e il sottovalutatissimo Ivan Graziani. Il tutto coadiuvato da una voce semplicemente unica. Pura.

Una fune acrobatica dove soltanto uno straordinario istrione del pop e del folk riesce a trovare andatura ed equilibrio; lasciando tutti con gli occhi (e le orecchie) puntate su, in alto, verso di lui. Un musicista ironico e talentuoso, a volte graffiante. Anomalo. Un artista mainstream che produce atmosfere, più che sogni: in un raro incrocio fra precoci nostalgie da trentenni di oggi e romanticismo retrò, da Mondo di Amélie; in un ritratto dell’Italia lucidissimo e – a volte – leggero.

Poveri Cristi? In riferimento ai tempi moderni forse sì, ma come avrebbe detto il maestro Risi: Poveri ma belli. Eccome.