Il Teschio. Tra pirati, punk, rockers e fashion…victims

Nell’immaginario comune il teschio ha spesso avuto connotati negativi. Ma l’immagine macabramente gotica per eccellenza è stata di recente al centro di un fenomeno globale: La Skull-Mania.

Essere, o non essere?

Il celebre dubbio amletico di shakespeariana memoria potrebbe oggi esser adattato alla nostra società tramutandolo in: “Essere, o non essere… alla moda?” In tempi moderni, la tragedia del Principe Amleto sembra calzare sulle nuove generazioni che si struggono tra l’ansia di accettazione e la voglia di comunicare. Che cosa e come, spesso, non si sa. Ma è comunque un punto di partenza per capire come il teschio del buffone di corte Yorick tenuto in mano dal giovane Amleto sia oggi diventato un simbolo che non rappresenta più la fugacità dell’esistenza (con la vittoria della morte sulla vita), ma un’icona di stile adatta(ta) a tutte le fashion victim. E mai nome fu più appropriato. Laddove la mancanza di gusto è diventata la paladina dell’ingiustizia a cui troppi fanno riferimento, c’è però qualcuno che ha saputo sovvertire questa tendenza, sfruttando proprio il teschio per ridare vita al fashion business.

L’hooligan della moda, il primo ad utilizzare il teschio

L’inglese Alexander McQueen, enfant terrible scomparso prematuramente dopo aver dato il via alla “Skull-mania”, è stato il vero precursore di questa tendenza: Ispirandosi ad un simbolismo decadente farcito di rimandi gotici e punk decise di suggerire al mondo che il teschio poteva essere un marchio distintivo da portare fieramente, all’inizio sui celebri foulard (ormai vero e proprio must-have per qualsiasi modaiolo che si rispetti) e poi su clutch, anelli e t-shirt con o senza strass, dando ad esso un’accezione distintiva tremendamente cool.

       
Numerose le varianti: Dal “Jolly Roger” di pirati e bucanieri al teschio formato da sette corpi femminili completamente nudi del pittore Salvador Dalì, dai numerosi “skulls & crossbones” tatuati sulle braccia di bikers e metallari fino alla calavera messicana colorata e floreale (simbolo di rinascita celebrato nella “festa dei morti” e molto diffuso come tatuaggio per simboleggiare l’uscita da un periodo buio della vita), tutti abbiamo avuto modo di guardare in faccia la morte senza averne più paura.

   

In seguito sono arrivati i gioielli di Tarina Tarantino, veri e propri oggetti glamour che hanno conquistato anche le cosiddette “ragazze per bene”, forse grazie alle varietà cromatichecon cui sono stati presentati o perché addirittura abbinati a Swarovski incastonati nelle cavità oculari dei piccoli crani à la mode.
    
Ma il fenomeno non si è limitato al lavoro di questi artisti, divenendo vero e proprio elemento trasversale di contaminazione presente sugli indumenti e gli accessoridelle star di Hollywood fino a quelli delle “biondine” appassionate di blog e moda che ne hanno (stra)parlato nel susseguirsi dei post. Impossibile non menzionare le borse di Philipp Plein e quelle di Thomas Wylde, le calzature di Giuseppe Zanotti che con le sue ballerine raffiguranti il teschio ha stravolto le sue linee, gli anelli e le intere collezioni di John Richmond e Christian Dior che addirittura realizzò la “Dior Kings And Queens Jewelry Collection”.

            

Chi ha voluto davvero esagerare in questo senso è Damien Hirst, artista inglese la cui opera d’arte “For the Love of God” (il calco di platino di un teschio umano completamente ricoperto di diamanti, ben 8601) è stata esposta fino a Maggio a Firenze. Piccoli Swarovski anche per la MeStyle che ha realizzato i suoi auricolari trendy a forma di teschietto; il brand Cheap Monday ne ha addirittura fatto il suo logo aziendale.

    

In Italia, oltre alle più famose griffe che non hanno potuto rimanere insensibili al fenomeno, possiamo citare anche la Hydrogen il cui sfondo del sito ufficiale è tuttora uno teschio e la più divertente e di ispirazione kawaii Tokidoki che ha ben pensato di inserire due teschi che si guardano formando un cuore con delle tibie incrociate che lo sottolineano, visione post-romantica del panorama emozionale giovanile.

       

Curiosità legate ad un simbolo à la page

Il primo teschio che ci viene in mente, di solito, è il “Jolly Roger” ossia la bandiera tradizionale dei pirati occidentali. Spesso è raffigurato in bianco, con due ossa incrociate su sfondo nero. Ai tempi della sua prima diffusione, cioè intorno al 1700, capitava di vederlo su sfondo rosso: chiamato dai francesi “Jolie Rouge”, simboleggiava morte certa essendo raffigurato su un vessillo rosso come il sangue. Vederlo in mare, durante una battaglia, chiariva subito che si sarebbe andati avanti ad oltranza, senza pietà per il nemico.

Impossibile menzionare tutti i gruppi musicali, spesso punk, dark, gothic e rock’n’roll che hanno utilizzato il Teschio nella loro promozione (alcuni esempi i Grateful Death, i Metallica e non ultimi i Flaming Lips), così come idealmente infiniti sono i riferimenti cinematografici per uno dei simboli più conosciuti e diffusi al Mondo (la nave di Capitan Uncino in Peter Pan si chiama proprio “Jolly Roger”). Ma il Teschio non è stato utilizzato solo “dai grandi”: Svariati cartoni animati e videogame fanno uso di questo simbolo, basti ricordare il cult anni ’70 Capitan Harlock, un vero e proprio precursore.

Famosi nello sport i “bucanieri” del Football Americano NFL, Tampa Bay Buccaneers che aggiungendo un pallone ovale al Jolly Rogers ne hanno ricavato la propria bandiera.

Adesso è il vostro momento: Raccontateci come avete inserito il Teschio nel vostro guardaroba, trovandogli spazio tra gli immancabili scheletri nell’armadio.

 

 

(con la collaborazione di Giulia Fonnesu)